Lorenzo Franchini ci racconta MotorK, la concessionaria d’auto digitale da 10 milioni di dollari

31 Marzo 2017
Lorenzo Franchini, fondatore di ScaleIT e Senior Advisor di LVenture Group, ci racconta il successo di MotorK: dalla scoperta inziale fino al round d'eccezione da 10 milioni di dollari

Si accendono i riflettori su MotorK, la società nata nel 2010, ormai stretta nella definizione di startup, che ha fatto il salto di qualità, diventando una vera e propria scaleup: una piattaforma internazionale per la vendita di auto in rete e, ad oggi, fornitore del 90% delle case automobilistiche attive sul mercato europeo.  Nei giorni scorsi, l’azienda ha coronato il suo percorso, chiudendo un round da 10 milioni di dollari. L’azienda fu presentata al mondo degli investitori per la prima volta nel 2015 nell’ambito dell’evento ScaleIT, la manifestazione che seleziona le più promettenti realtà italiane per proporle a circa 300 investitori internazionali tra Stati Uniti, Israele ed Europa.

Abbiamo colto l’occasione del successo di MotorK per incontrare Lorenzo Franchini, fondatore di ScaleIT e Senior Advisor di LVenture Group.

Cosa hai visto nel progetto di MotorK che ti ha spinto a crederci fin dall’inizio? 

Abbiamo scovato MotorK nel 2015, quando stavamo guardando alle aziende italiane che si occupavano della digitalizzazione della vendita di automobili. Quello che ci ha colpito dell’azienda sono stati, in primis, i risultati: la società aveva chiuso il 2014 con circa 3.5 milioni di fatturato e poi il 2015 addirittura con ben 6 milioni; un altro aspetto interessante dell’azienda è che si è totalmente autofinanziata, aveva infatti scavalcato la fase iniziale di seed investment da parte di investitori angel e fondi. Ma il vero valore aggiunto di MotorK sta tutta nella sua abilità di aver sfruttato il know how digitale per aiutare tanto le case automobilistiche, quanto le concessionarie, senza metterle in concorrenza, a migliorare l’attività di vendita. MotorK, da una parte, cerca e genera lead online per le case automobilistiche, le quali controllano e gestiscono il flusso del lead per poi passarlo alle concessionarie, alle quali spetta poi il compito di chiudere la vendita; dall’altra, mette a disposizione dei concessionari un software SaaS, per permettergli di migliorare la loro attività di marketing online.

Qual è il percorso che permette ad una startup di diventare una scaleup? 

Tutto si gioca sul famoso product/market fit, che gran parte delle startup fa fatica a trovare, ossia il grado in cui un prodotto soddisfa una forte domanda di mercato. Per esempio, MotorK è riuscita perfettamente a trovare la giusta risposta, sia in termini di prodotto che di mercato di riferimento. Fondamentali sono poi ovviamente gli investimenti, le risorse che ti permettono di crescere: la fortuna di MotorK è stata la possibilità di autofinanziarsi, arrivando, prima di questo investimento, ad un punto già di per sé significativo per il passaggio successivo.

Cosa pensi manchi alle startup per la riuscita di questo tipo di operazioni?

Sicuramente c’è bisogno di creare un team che sia in grado tanto di superare gli ostacoli iniziali (fare il prodotto, trovare il mercato giusto, guadagnare da una traction di partenza) quanto poi di riuscire ad attrarre investimenti importanti. C’è poi anche da sottolineare, per quel che riguarda nello specifico l’Italia, che il mercato dei capitali è ancora contenuto e le possibili opzioni di finanziamento per gli imprenditori sono più limitate che in altri mercati. L’aumentare del numero e dimensione degli operatori in Italia nonché una maggiore apertura agli investitori internazionali, anche attraverso ScaleIT, renderà in futuro operazioni come queste più facilmente realizzabili. Questa è anche la mia speranza e augurio.